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Settembre 8, 2026
Published
Settembre 7, 2026
Vent’anni fa, la connettività nel settore automobilistico ruotava attorno alla potenza in cavalli. Oggi, invece, si tratta di capire se un’architettura eSIM progettata per funzionare per oltre 15 anni sia in grado di resistere a una minaccia legata al calcolo quantistico che ancora non esiste.
Per gran parte della storia dell’industria automobilistica, la connettività è stata considerata un elemento secondario: una funzionalità aggiunta per vendere un’auto, non un sistema che qualcuno si sarebbe aspettato fosse ancora in funzione quindici anni dopo. Oggi non è più così, e questo cambiamento spiega perché Tele2 IoT parli sempre più spesso di sicurezza delle SIM in relazione alla strategia automobilistica.
All’evento Tele2 IoT Talks Paris, Gianni Uglietti, in rappresentanza di IDEMIA Secure Transactions (IST), partner tecnologico di Tele2 IoT per le SIM, le cui piattaforme di backend gestiscono già oltre 80 milioni di veicoli in tutto il mondo, ha aperto i lavori illustrando una cronologia degli eventi salienti del settore.
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“Twenty years ago, we worried about horsepower.
Ten years ago we started worrying about connectivity. Today, we worry about software.”
Questo cambiamento trasforma completamente il ruolo della SIM. «Un’auto connessa è un prodotto che le case automobilistiche immettono sul mercato», ha affermato Gianni. «Un veicolo definito dal software è qualcosa che le case automobilistiche devono mantenere e utilizzare – non per due anni, né per cinque, ma per oltre 15 anni».
Otto delle dieci principali case automobilistiche al mondo utilizzano già la connettività di IDEMIA, il che significa che la questione di come garantire la sicurezza di un software vecchio di 15 anni in esecuzione all’interno di un veicolo in movimento non è affatto ipotetica. Si tratta di un requisito operativo concreto.
Gianni ha definito la sfida in termini di tre requisiti che la maggior parte delle attuali architetture di connettività dei veicoli soddisfa solo in parte:
Oggi la maggior parte delle flotte utilizza la tecnologia eSIM M2M (SGP.02), l’attuale standard del settore: affidabile in termini di disponibilità, ma, secondo le sue parole, mai progettata tenendo conto dell’agilità o della futura minaccia quantistica.
La soluzione su cui IST sta lavorando maggiormente è denominata In-Factory Profile Provisioning (IFPP): consiste nell’inserire digitalmente il profilo SIM di un operatore in un veicolo direttamente in fase di produzione, anziché spedire una SIM fisica e vincolare la scelta della connettività con mesi di anticipo.
«Siamo in grado di separare l’hardware dal software», ha spiegato Gianni. La connettività dell’operatore diventa «un altro componente software che viene integrato nel veicolo alla fine della linea di produzione», insieme a qualsiasi altra soluzione che la casa automobilistica stia implementando nel proprio stabilimento, compreso il 5G privato.
Tele2 IoT e IST hanno presentato la prima versione IFPP a sicurezza quantistica di questa tecnologia al Mobile World Congress di Barcellona all’inizio di quest’anno. Sul palco l’ha descritta come «non una semplice demo… ma una vera e propria implementazione», già disponibile per essere testata dalle case automobilistiche.
La sicurezza quantistica è una questione urgente, non può aspettare, perché si tratta di un problema concreto e non di un’ipotesi.
L’attuale sistema di crittografia, che protegge le comunicazioni eSIM, le connessioni vehicle-to-cloud (V2C) e l’autenticazione, può essere violato da un computer quantistico sufficientemente potente.
I computer quantistici su larga scala non esistono ancora, ma la minaccia si sta concretizzando più rapidamente del previsto: il NIST ha già standardizzato gli algoritmi post-quantistici, mentre Google e Apple sollecitano di prepararsi entro il 2029, ben prima della tempistica di migrazione prevista dal NIST per il periodo 2030–2035.
Per una casa automobilistica che oggi produce un veicolo che sarà ancora in circolazione nel 2040, non si tratta di un problema futuro da tenere in considerazione nei propri piani, ma di una decisione che va integrata nell’architettura di connettività di quest’anno. Gianni ha descritto senza mezzi termini l’esposizione aziendale: «Le case automobilistiche che commettono errori in questo ambito vanno incontro a richiami, responsabilità civili, azioni collettive e rischi per i ricavi», ciò che lui ha definito «una bomba a orologeria da un miliardo di dollari».
L’architettura eSIM a prova di quantistica non è un argomento marginale nella strategia di connettività automobilistica: è il livello su cui si fonda tutto il resto.
IST si occupa della sicurezza delle SIM e dei profili, mentre Tele2 IoT fornisce la connettività gestita e il roaming; un livello di piattaforma simile all’IoT Control Center di Cisco integra il tutto dal punto di vista operativo. Una vulnerabilità in uno qualsiasi di questi elementi diventa un problema di responsabilità che riguarda l’intera flotta, non un problema di un singolo fornitore.
Gianni ha concluso con tre domande che consentono di stabilire se un dispositivo connesso sia effettivamente progettato per durare nel tempo:
Per chiunque sia responsabile di una strategia di connettività che debba durare per l’intero ciclo di vita di un veicolo, pari a 15 anni, quelle non sono domande retoriche: sono proprio quelle a cui si sta rispondendo in questo momento, una decisione architettonica alla volta.
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